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Angela Siracusa

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3300 secondi, un’ora di scuola e quattro ragazzi apparentemente soli ad affrontare le loro vicissitudini, che si sfiorano senza mai davvero toccarsi. Questi gli ingredienti del libricino di Fred Paronuzzi, pubblicato nel 2016 da Camelozampa.

92 pagine che si lasciano divorare con estrema facilità, anche grazie al particolare font Easy Reading, ma che non è altrettanto facile dimenticare. 

Quattro punti di vista si alternano narrando ognuno la propria storia, quattro voci che ci catturano immediatamente e che a tradimento commuovono e ci mettono di fronte a temi duri quanto complessi. Conosciamo Lea, che si è dichiarata a Julie la sera prima e ora subisce qualcosa di peggio del rifiuto, l’indifferenza. E Ileys, davvero a suo agio solo quando può indossare gli abiti di un altro personaggio sul palcoscenico, che rivive le difficoltà del suo essere diverso, migrante che mastica una lingua non sua, studente bravo ma taciturno, mai davvero parte del gruppo. 

Poi Océane, che distrutta da un terribile evento decide di bussare alla porta dell’unica persona di cui si fidi, a scuola, e di confidarle il suo cuore violato, con le lacrime agli occhi. 

C’è chi pensa di essere al di fuori della portata di qualsiasi mano tesa. È questo il caso di Clément, che si trascina come un fantasma da una lezione all’altra, da casa a scuola, pensando che vivere senza sua sorella ormai non sia davvero più vita, ma solo una prigione soffocante. 

Il formato di 3300 secondi, “La ou je vais” in lingua originale, è tale che basterebbe la tasca di un cappotto per contenerlo comodamente, una mezz’oretta di lettura per esaurirlo e richiuderlo. Eppure il contenuto riesce a trasmettere in poche righe tutto un universo di vite vissute, la sofferenza dei quattro protagonisti e la loro sorpresa nel trovare qualcuno disposto ad ascoltare davvero, a posare una mano sulla spalla per offrire conforto, amore o semplicemente un consiglio inaspettato, la spinta verso un futuro ricco di speranze e promesse. A colpire è l’alto grado di realismo, che si rispecchia nel linguaggio fresco e vero della narrazione, in quello dei dialoghi e dei pensieri. Interessante anche l’affresco di adulti con cui i quattro ragazzi protagonisti e i loro compagni si devono confrontare: alcuni freddi e distanti, appaiono troppo frustrati ed esausti per riconoscere la difficoltà e la sofferenza negli occhi e nella voce dei loro studenti; altri sono ben più percettivi ma mancano della volontà necessaria ad andare oltre la loro divisa; infine quelli che più ci impressionano positivamente, sono proprio quelli che sanno ascoltare e guardare, che empatizzano e che ci tengono al punto da sapere quando è il momento di superare la scrivania e sedersi sulla sedia lì accanto, a portata di abbraccio. 

Fred Paronuzzi ha tessuto insieme quattro storie che sono una storia sola, ricordando ai suoi lettori l’importanza di esserci per gli altri, del prestare attenzione al dolore nascosto dietro certi sguardi vuoti e labbra chiuse, e donandoci la speranza di un incontro che sappia illuminare con le parole più giuste i nostri momenti di buio. 

3300 secondi è certamente un piccolo ma grande tesoro.

Recensione pubblicata nel n.77 de La Salamandra, rivista interscolastica e universitaria di Treviso
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