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Angela Siracusa

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Gennaio 2018- The Hate U Give

Titolo: The Hate U Give

autore: Angie Thomas

casa editrice: Giunti editore, 2017

pagine: 464

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Uno scopo alto della letteratura è il dare voce a chi non ce l’ha. Per questo The Hate U Give di Angie Thomas si è rivelata una storia potente e attuale, capace di narrare il razzismo e le sue conseguenze più tragiche nell’odierna società statunitense: protagonista è Starr, sedicenne afroamericana, testimone dell’omicidio del suo migliore amico, disarmato, da parte di un poliziotto. La vicenda si ispira liberamente a quella di Michael Brown, diciottenne afroamericano ucciso a Ferguson dall’agente Wilson nell’estate del 2014. Anche Khalil, il Brown di carta, subisce da vittima una sorta di processo postumo: per alcuni in fondo era uno spacciatore, se l’è andata a cercare, per altri era solo un ragazzo, che, nonostante tante difficoltà ed ostacoli, aveva appena finito gli studi e meritava di più dalla vita. Quando una presa di posizione seria e decisa da parte del dipartimento di polizia tarda ad arrivare, sete di giustizia e rabbia smuovono una violenta rivolta nel quartiere nero dove Starr è nata e cresciuta e dove Khalil è stato ucciso, trasportando la vicenda negli ingarbugliati corridoi di Tumblr e Twitter, nei Talk Show e sulle prime pagine dei giornali nazionali.

Fino a quel tragico evento Starr aveva sempre condotto la sua vita lungo due binari distinti e paralleli: da una parte la ragazza del ghetto, abituata al suono delle sirene e degli spari, dall’altra la studentessa che per volere dei suoi genitori frequentava la fin troppo bianca e altolocata scuola privata. Due persone diverse, che si riflettono a vicenda solo nella comunanza dei riferimenti culturali,(da Tupac a Michael Jordan, da Harry Potter a Willie il Principe di Bel Air), e con amici diversi, che nei suoi piani non avrebbero dovuto incontrarsi mai…

Lo sguardo di Angie Thomas è lucido e onesto ovunque si posi: ci svela tutti i retroscena, le paure, i momenti di gioia e i litigi di una famiglia che tenta di ritagliarsi un pezzo di semplice quotidianeità nel suo quartiere, nonostante le bande criminali rivali lo riducano spesso a un campo di guerra. L’autrice riesce a sviscerare le ragioni del degrado, della povertà e dell’apparente impossibilità di costruirsi un futuro senza scendere a pericolosi compromessi, ma ci mette in contatto anche con una comunità piccola e unita di gente che si conosce e si protegge a vicenda, investendo nell’istruizione dei suoi figli, nutrendo una profonda volontà di riscatto e conservando grande dignità.

La dicotomia nero/bianco, ricco/povero, si fa a volte aggressiva ed estrema nelle parole e nei gesti dei personaggi: Starr ci comunica continuamente il senso di disagio originato dalle differenze etniche e sociali esperite nella sua doppia vita. Un disagio che lei avverte sempre dentro di sè, che condanna i suoi gesti, le sue reazioni, il suo linguaggio a modellarsi in base a chi le sta davanti, e che quasi fino alla fine reputa insuperabile. Proprio questo suo sentire è causa di equivoci e incomprensioni con i suoi amici e la sua famiglia e da adito a molteplici riflessioni sul nostro modo di etichettare e catalogare gli altri in base a caratteri generali come sesso, colore della pelle e religione, senza fare lo sforzo di entrare in una vera e profonda connessione con loro. L’ingiustizia, la violenza e l’odio sono figli del pregiudizio che rende sorde le orecchie e ciechi gli occhi. “THUG LIFE”, diceva Tupac, il rapper preferito di Starr e Khalil: The Hate U Give Little Infats Fucks Everybody. L’odio che riversi sui bambini frega tutti quanti. Molti sono gli esempi in questo romanzo, molte le vite rovinate dall’odio, e nessuna delle storie raccontate può lasciarci indifferenti.

Starr vive intensamente in queste pagine. La sua sofferenza e il suo bisogno di giustizia sono acuti come un taglio su carne viva e certe situazioni, che toccano anche personaggi secondari, tratteggiati con penna altrettanto vibrante e vivace, sono violente come frustate. Dire la verità, testimoniare davanti a una giuria, per lei vorrebbe dire provare a ottenere giustizia e restituire dignità al suo amico Khalil, ma significherebbe anche esporsi pubblicamente, rischiando addirittura la sua vita e quella dei suoi familiari. La linea sottile tra ciò che ci conviene e ciò che è giusto è il dilemma centrale del romanzo. Starr capisce, dopo molte sofferenze, che bisogna essere coraggiosi e usare la propria voce, che per quanto piccola ha sempre valore. Che bisogna urlare tutta la verità, nient’altro che la verità, anche se questo non porterà subito ai frutti sperati e anche quando, nonostante tutto, le cose continueranno ad andare male. Angie Thomas ci ha donato una protagonista capace di ispirare i suoi lettori, prestando le sue parole a Khalil, a Michael e a tutti coloro la cui voce è stata spenta prima del tempo.

*recensione scritta per La Salamandra n 67

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